La Regione destini ai malati di fibrosi cistica le risorse necessarie alla loro cura

In Lombardia i pazienti affetti da fibrosi cistica, una malattia genetica rara, progressiva, che fino a qualche tempo fa portava alla morte nella prima infanzia. sono circa mille. Il loro numero è in forte crescita, grazie al miglioramento delle cure, che fa si che oggi molti arrivino all’età adulta. L’età media di sopravvivenza è di 40 anni. A loro la legge 548/93 ha destinato risorse che per la Lombardia ammontano a circa 850 mila euro l’anno e istituito due centri di riferimento, il Policlinico di Milano (per bambini e adulti) e gli Spedali civili di Brescia, risorse che però ad oggi non sono ancora a disposizione dei centri.

In queste condizioni l’assistenza ai malati è a rischio. I centri milanesi sono sovraffolati, mancano gli spazi per i pazienti che sono costretti a stare in stanze prive delle attenzioni necessarie alla loro grave patologia. A lavorarvi , inoltre, come era già stato evidenziato in una relazione sui centri presentata in Regione dalla Lega italiana fibrosi cistica e da Imation nel dicembre 2015, è sopratutto personale precario che proprio per questo nel tempo preferisce sempre più optare per altre collocazioni professionali, lasciando i centri privi di prefossionalità adeguate

Per questo abbiamo chiesto alla giunta, con un’interrogazione di cui sono prima firmataria, quando prevede di dare al Policlinico di Milano i fondi stanziati dal Ministero e già appostati nei suoi bilanci e come intende rimediare alla carenza di personale.

Eterologa- Il Consiglio di Stato ristabilisce un criterio di giustizia. Ora la Lombardia si adegui

l Consiglio di Stato ristabilisce un criterio di giustizia e bacchetta duramente la Regione che, unica in Italia, aveva applicato una tagliola economica alle coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa, chiedendo loro il costo dell’intera prestazione che può arrivare fino a 4.500 euro. Ora, peraltro, la Regione non avrà nemmeno più la scusa delle risorse, perché nel decreto sui Livelli essenziali di assistenza è compresa anche l’eterologa che quindi sarà a carico del servizio sanitario nazionale. La Lombardia non perda altro tempo e faccia quello che hanno fatto le altre Regioni, ovvero individui la quota di compartecipazione e garantisca alle coppie che ne hanno bisogno di poter avere un trattamento equo e corretto.

Città metropolitana. Presidi sanitari senza identità e riduzione dei servizi territoriali

 

fotomartesanaNelle nuove Asst della Città Metropolitana i nodi di una riforma regionale incompiuta vengono tutti al pettine. E’ quanto è emerso in Commissione sanità dalle due audizioni, con la Asst Melegnano-Martesana e la Asst Rhodense, sollecitate dal Pd. Scopo dell’incontro fare il punto, a quasi un anno dalla riforma voluta da Maroni, dell’attuazione dell’evoluzione del sistema sociosanitario nell’area della Città Metropolitana.

Per la Martesana resta il problema irrisolto della mancanza di personale, soprattutto infermieristico, in un presidio ad alta percentuale di lavoro interinale. Proprio nelle scorse settimane a Melegnano ho partecipato a una manifestazione dei lavoratori dell’Asst che chiedono investimenti nel personale per garantire una buona sanità pubblica. Abbiamo audito la RSU ma, soprattutto in previsione della stesura del piano organizzativo aziendale (POAS), è fondamentale conoscere le intenzioni della dirigenza. Per questo abbiamo chiesto un’audizione in Commissione del direttore generale della Asst. Ancora si risente, inoltre, di una mancata chiarezza sull’identità dei singoli presidi, oltre che di un indebolimento dei servizi territoriali: paradossale, dal momento che la riforma sulla carta partiva proprio da quel principio.

Per quanto riguarda la Asst Rhodense sono da apprezzare le rassicurazioni del direttore generale sul sostegno a tutti i presidi, in particolare Garbagnate e Rho, da sviluppare entrambi in modo sinergico e non competitivo o, peggio ancora, a scapito di Rho. Sul POT di Bollate, poi, affinché non diventi solo un contenitore, serve avviare ora le funzioni identificate, con una offerta che può essere al servizio di un territorio più ampio, su scala metropolitana. Per Passirana apprezziamo l’idea di rafforzare la funzione di polo riabilitativo, soprattutto in chiave geriatrica, per un territorio più vasto di quello rhodense. Per quanto attiene le cure palliative, infine, va preservata e sostenuta la storia sviluppata nel presidio di Garbagnate.

E ancora. Per l’Asst del Nord Milano non è più sostenibile il fatto che ancora oggi sia senza servizi territoriali. A causa dell’incoerente riorganizzazione delle Asst della Città di Milano, infatti, l’afferenza dei servizi territoriali è stata congelata fino al dicembre prossimo, rimanendo per ora in capo all’Ats. Per questo chiederemo che i servizi territoriali della zona siano trasferiti da subito all’azienda socio sanitaria di riferimento e che la sede dell’azienda stessa sia spostata al più presto in uno dei Comuni del Nord Milano.