Eterologa con il solo ticket- Bene il voto dell’aula e la delibera a dicembre

Il consiglio regionale ha approvato la mozione che ho presentato con la consigliera di Insieme x la Lombardia, Chiara Cremonesi e il Patto civico e chiedeva che negli ospedali lombardi si possa accedere alle pratiche di fecondazione assistita eterologa con il solo pagamento del ticket. Mi sembra un ottimo passo avanti. L’assessore ha annunciato in aula la delibera entro dicembre: lo prendiamo in parola e auspichiamo che finalmente si ripari la discriminazione, già decretata dal Tar e dal Consiglio di Stato, finora subita dalle coppie lombarde.

In seguito alla decisione a suo tempo assunta dalla Regione di porre interamente in carico ai pazienti il costo della pratica in questi anni i cittadini lombardi hanno patito una doppia disparità, rispetto a quelli di altre regioni che avevano individuato forme di compartecipazione alla spesa e rispetto alle coppie che ricorrevano alla fecondazione omologa.

Il ricorso alla fecondazione assistita è un passaggio di grande delicatezza e credo che consentire l’accesso all’eterologa pagando solo il ticket, come prevedono i nuovi Lea, sia un atto obbligato per una Regione che voglia definirsi civile.

La Regione garantisca l’eterologa con il solo ticket

La Regione provveda al più presto affinché negli ospedali lombardi si possa accedere alla fecondazione assistita di tipo eterologo con il solo pagamento del ticket. Perché dopo diversi mesi da quando la pratica è stata inserita nei nuovi  livelli essenziali di assistenza, qui continua a rimanere un diritto negato.

Per chiedere quest’impegno alla giunta Maroni ho prsentato, con la consigliera di Insieme x la Lombardia Chiara Cremonesi e al capogruppo del Patto Civico Roberto Bruni, una mozione che sarà discussa domani nella seduta di consiglio.

Ancora oggi nella Lombardia che vanta il più alto numero di centri di procreazione assistita la maggior parte delle coppie che necessitano dell’eterologa è costretta a recarsi all’estero, pagando somme di migliaia di euro che non sono certo alla portata di tutti, per una procedura che dovrebbe essere a carico della sanità pubblica.

La Regione, con una scelta ideologica, aveva imposto ai pazienti l’intero pagamento, con cifre dai 1500 ai 4000 euro, incorrendo perciò nella bocciatura del Tar e del Consiglio di Stato a causa di ingiusta discriminazione. E così lo scorso gennaio l’assessore Gallera aveva annunciato una delibera per ottemperare alla sentenza, anche alla luce dell’inserimento dell’eterologa nei nuovi Lea. Invece, da allora, c’è stato soltanto un provvedimento parziale e insufficiente, tanto che accedere alla fecondazione tramite donatori rimane un miraggio.

Riteniamo si tratti di un’inadempienza inaccettabile, che compromette le pari opportunità di coppie già provate da dolorosi percorsi alla ricerca di un figlio, e auspichiamo quindi che l’Aula esprima finalmente un impegno chiaro, necessario per garantire a tutti identico accesso alla maternità.

Biotestamento- Salvini magnifica la Lombardia che porta la vergogna del caso Englaro

Salvini magnifica la Lombardia sul fine vita? È la Regione che porta la vergogna di aver costretto Beppino Englaro a portare sua figlia in Friuli per poter concludere la sua vita con dignità. Intanto oggi al Pirellone, in commissione sanità, si è discussa la proposta di legge regionale sul testamento biologico. Legge che con ogni probabilità la maggioranza di centrodestra manderà su un binario morto.

Abbiamo atteso mesi che si discutesse di questo argomento ma la virtuosa Lombardia cantata da Salvini lo ha bloccato, in barba alle norme previste per le leggi di iniziativa popolare. L’intenzione della maggioranza è chiara e inequivocabile, il testamento biologico per loro è un tabù.

Anche la quarta parte della riforma sanitaria non convince. Voto contrario

Il Consiglio regionale ha approvato oggi il quarto provvedimento che interviene sulla revisione del sistema sociosanitario regionale, ossia quello relativo ai rapporti tra Regione e Università – progetto di legge 228 quater – con il voto negativo del Pd.

Abbiamo espresso con coerenza un voto contrario perché anche questo provvedimento fa parte di una revisione complessiva del sistema sociosanitario affrontata, come il resto della riforma, in maniera spezzettata e disomogenea che non abbiamo condiviso sin dal 2015. Riconosciamo comunque che questa norma fa un passo avanti perché finalmente dà gambe ad un protocollo del 2008 tra Regione Lombardia e Università che sinora non era mai stato applicato. Tuttavia la maggioranza non ha saputo recepire nemmeno gli emendamenti migliorativi proposti dal Pd , come quello che chiedeva una maggiore tutela per gli specializzandi delle professioni mediche.