No all’aumento del traffico aereo a Bresso

No all’aumento del traffico aereo all’aeroporto di Bresso. Questo quanto richiesto in un’interrogazione presentata oggi in Consiglio, di cui sono prima firmataria.

Facendo nostre le preoccupazioni espresse dal sindaco di Bresso e unendoci a un’interrogazione parlamentare presentata sullo stesso tema, abbiamo voluto presentare un’interrogazione in cui chiediamo alla giunta di farsi parte attiva nella tutela dei cittadini del territorio limitofro all’aeroporto, convocando un incontro con tutte le parti in causa.

Nel 2007 era stato sotoscritto un protocollo d’intesa in cui si ponevano limiti precisi al traffico aereo e si vietava il potenziamento della struttura, questo per la vicinanza alle aree urban, per la mancanza di sistemi di sicurezza adeguati e per la tutela del Parco nord del quale fa parte lo scalo. Ora invece, l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) che ne disciplina l’accesso e la circolazione, con un nuovo regolamento disattende il protocollo d’intesa e apre al traffico comunitario civile, ad aerotaxi e elicotteri, senza limitazioni .

Questo non è accettbile perchè comporta gravi rischi per i cittadini e l’ambiente. Chiediamo alla Regione di adoperarsi perchè non accada.

La riforma della sanità a puntate non funziona e a pagarne le conseguenze sono i lombardi

Una riforma spezzatino, senza un’idea generale, che replica, anche in questa seconda parte “spacchettata” (228 bis), lo schema dello scorso agosto. Non possiamo che dirci contrari ancora una volta a un’evoluzione non adeguata ai territori e ai bisogni dei lombardi. I servizi ne stanno già pagando le conseguenze, perché c’è agitazione e preoccupazione in questa riorganizzazione, come abbiamo visto incontrando i rappresentanti di alcune Asst. Ma il problema vero di questa riforma resta la norma finanziaria che non permette risorse aggiuntive a carico del bilancio: non si possono avviare dei cambiamenti così sostanziali a costo zero.

A proposito di medicina veterinaria e randagismo abbiamo fatto una legge senza ascoltare i portatori d’interesse. Questo metodo è sbagliato e lo abbiamo sempre ribadito: nonostante il recepimento di alcuni nostri emendamenti si peggiora notevolmente la vecchia norma e si rimanda a un regolamento, ancora tutto da scrivere. Non si tratta dell’evoluzione del sistema sociosanitario ma della sua involuzione.

Sull’autismo il Pd si è speso per migliorare il testo ma resta il capitolo risorse: con alcuni emendamenti abbiamo chiesto di migliorare il testo di legge sulle attività di supporto scolastiche ai bambini affetti da sindrome autistica; sulle attività di supporto a una vita integrata; sul rafforzamento dell’organico delle unità operative di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (UONPIA) e delle unità operative psicologiche (UOP) per poter fornire una presa in carico adeguata nella fase di diagnosi e cura precoce e nelle crisi dell’età adulta  e un impegno finanziario specifico alla Giunta, considerato che, in Italia, circa 100mila bambini e adolescenti soffrono di questa patologia e in Lombardia sono 16mila (senza contare gli adulti), che ci è stato accettato. Infine è stata accolta la nostra proposta della possibile integrazione della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza con l’area materno-infantile.

I servizi territoriali rispetto alle reti ospedaliere restano la Cenerentola, anche in questa seconda parte di una riforma che avrebbe dovuto puntare  proprio sul territorio, dove i bisogni sono più forti, soprattutto sul disagio psichico e le nuove fragilità. Abbiamo votato contro perché anche questa parte di riordino non migliorerà le risposte ai bisogni più urgenti dei cittadini: riorganizzazione dei servizi, presa in carico e monitoraggio delle risorse restano senza garanzie. In conclusione non ci siamo.

Sanità Città metropolitana-Presidi senza identità e indebolimento dei servizi territoriali

Nelle nuove Asst della Città Metropolitana i nodi di una riforma regionale incompiuta vengono tutti al pettine. E’ quanto è emerso in Commissione sanità dalle due audizioni, con la Asst Melegnano-Martesana e la Asst Rhodense, sollecitate dal Pd. Scopo dell’incontro fare il punto, a quasi un anno dalla riforma voluta da Maroni, dell’attuazione dell’evoluzione del sistema sociosanitario nell’area della Città Metropolitana.

Per la Martesana resta il problema irrisolto della mancanza di personale, soprattutto infermieristico, in un presidio ad alta percentuale di lavoro interinale. Abbiamo audito la RSU ma, soprattuto in previsione della stesura del piano organizzativo aziendale (POAS), è fondamentale conoscere le intenzioni dei vertici aziendali. Per questo abbiamo chiesto un’ audizione in Commissione del direttore generale della Asst. Inoltre ancora si risente, di una mancata chiarezza sull’identità dei singoli presidi, oltre che di un indebolimento dei servizi territoriali: paradossale, dal momento che la riforma in teoria partiva proprio da quel principio.

Per quanto riguarda la Asst Rhodense i sono da apprezzare le rassicurazioni del direttore generale sul sostegno a tutti i presidi, in particolare Garbagnate e Rho, da sviluppare entrambi in modo sinergico e non competitivo o, peggio ancora, a scapito di Rho. Sul POT di Bollate, poi, affinché non diventi solo un contenitore, serve avviare ora le funzioni identificate, con una offerta che può essere al servizio di un territorio più ampio, su scala metropolitana. Per Passirana apprezziamo l’idea di rafforzare la funzione di polo riabilitativo, soprattutto in chiave geriatrica, per un territorio più vasto di quello rhodense. Per quanto attiene le cure palliative, infine, va preservata e sostenuta la storia sviluppata nel presidio di Garbagnate.

I consiglieri Pd hanno assicurato un monitoraggio particolare e costante sullo sviluppo delle aziende della Città Metropolitana e attenzione  ai nodi critici.

No a passi indietro nella tutela degli animali d’affezione

Il progetto di legge che sarà discusso martedì prossimo,21 giugno,in aula rischia di vanificare il lungo lavoro che aveva portato all’approvazione di una legge avanzata che, recependo in maniera innovativa la normativa europea e nazionale, scongiurava abusi e violenze i sugli animali, come ad esempio i combattimenti fra animali, il loro utilizzo a fini commerciali, il controllo delle condizioni in cui vengono tenuti e trasportati.

Per tutelare questi principi non bastano i regolamenti; è fondamentale che siano sanciti nella legge quadro. Non vogliamo permettere passi indietro sulla tutela degli animali d’affezione. Per questo presenteremo in aula una serie di emendamenti, come già fatto in commissione, sostenuti dalle tante associazioni che sono rimaste escluse dal percorso di modifica alla legge regionale. Neppure alle associazioni della Consulta regionale randagismo è stata concessa un’audizione.

La nuova legge cancella una serie di prescrizioni presenti nella normativa attuale, limitando le specie animali che possone essere definite di affezione a quelle che sono o possono essere tenute negli alloggi domestici. Il rischio è che le tutele non si applichino agli animali che normalmente abitano i giardini, gli orti o altri spazi. La legge cancella inoltre il riconoscimento delle colonie feline, toglie l’obbligo ai canili di rimanere aperti al pubblico almeno quattro giorni a settimana e non prevede, come avviene ora, una precisa rendicontazione delle misure adottate per combattere il randagismo e per promuovere l’attività di informazione e sensibilizzazione in tema di tutela degli animali e salute dei cittadini.  

Con il consigliere Marco Carra, il 20 giugno prossimo, alle 10.30 parteciperò, a Palazzo Pirelli, alla conferenza stampa della Lega Anti Vivisezione che chiede la modifica della normativa che andrà in aula il giorno successivo.