Meningite-A Milano difficoltà a prenotare il vaccino

In Lombardia contro la meningite ancora poca efficacia. Nonostante il Consiglio regionale abbia approvato una mozione l’8 novembre scorso di cui ero prima firmataria che chiedeva di rendere gratuito il vaccino contro il meningococco di tipo b per tutti i minori per cui i genitori ne facessero richiesta, e un ordine del giorno il 22 dicembre scorso, voluto dal presidente della Commissione sanità, Fabio Rolfi, che chiedeveva la gratuità almeno per i bambiini fino a 3 anni, l’assessore alla Sanità, Giulio Gallera ha deciso in modo diverso. E’ stata stabilita la gratuità solo per i nati nel 2017. Tutti gli altri per essere vaccinati contro il meningococco di tutti i ceppi (A, B, C, W, Y) dovranno pagarlo, anche se a prezzi scontati rispetto a quelli di mercato,. Fa eccezione il meningococco C che è gratuito per tutti i minori di 18 anni.

Una scelta timida quella della giunta e non perseguita con grande convinzione. Intanto la Ats di Milano, contrariamente alle altre della regione, che hanno almeno attivato un nemero dedicato, ha indicato come numero da chiamare quello del call center regionale già usato per tutte le prenotazioni, con il risultato di sovraccaricare la linea, e rendere difficilissimo il contatto. Ma non solo. Ancora non è stato organizzato nessun servizio. Oggi, primo giorno previsto per prenotare i vaccini, ci hanno segnalato che dal call center rispondono che per ora non si prenota nulla, si raccolgono solo i nominativi che saranno poi richiamati. Tutto questo nonostante la giunta abbia stabilito che dal 15 gennaio le strutture debbano essere pronte a iniziare a vaccinare e, oltretutto, in orari diversi da quelli delle altre vaccinazioni universali..

La giunta ha anche stabilito che tutto questo deve avvenire senza nessun aggravio di costi per la struttura, operazione di per se non facile. L’auspicio è che la gestione separata sia in grado di garantire il servizio sia a chi ha diritto alla gratuità, sia a chi sceglie volontariamente di vaccinarsi in copagamento e non si vanifichi un provvedimento già di per se non sufficiente alla diffusione del vaccino.

Garantire l’assistenza sanitaria ai cittadini neocomunitari

Garantire l’assistenza sanitaria in tutte le strutture, anche alle cittadine e ai cittadini stranieri neo comunitari. Questo quanto ho chiesto con un interpellanza discussa in aula oggi. Già il 5 luglio scorso, con un’interpellanza avevo puntato l’attenzione su un problema rimasto sinora irrisolto, quello dei cittadini comunitari sprovvisti di copertura sanitaria nei loro Paesi di origine, in particolare bulgari e rumeni, che non avendo il codice STP (stranieri temporaneamente presenti) perché non hanno le caratteristiche per esigerlo e neanche il codice ENI (europei non iscritti) perché Regione Lombardia non lo ha mai previsto (differentemente da Veneto, Toscana, Liguria, Lazio e altre), si ritrovano privi di assistenza sanitaria e possono accedere solo al Pronto soccorso. Già allora avevo chiesto all’assessore Gallera di monitorare lo stato delle cose. Oggi ho di nuovo sollecitato una risposta, anche perchè le associazioni che prestano assistenza volontaria ai cittadini stranieri hanno ribadito che per i neo comunitari continua a non esserci alcuna copertura sanitaria .

Anche oggi l’assessore Gallera non ha risposto. Il monitoraggio promesso a luglio non è ancora concluso; lo sarà, a detta di Gallera, a fine gennaio e di conseguenza non è stata ancora presa alcuna decisione. Gallera ha sottolineato che il problema sono i costi che non sono coperti da risorse statali e la Region non sa ancora se è in grado di sopperire con fondi propri.

Da parte nostra continueremo a sollecitare una risposta al problema che non può continuare a essere ignorato. Garantire il diritto alla salute a tutti è un dovere. A Gallera, che lamenta la carenza di risorse, dico che dotare i cittadini neocomunitari del codice Eni porterebbe non un aggravio ma un risparmio perchè costerebbe comunque meno dell’erogazione dei servizi di assistenza nei Pronti soccorsi. Inoltre ridurrebbe, anche se in misura limitata, gli accessi ai Ps che, come sta accadendo sopratutto in questo periodo, faticano a rispondere alle sempre più numerose richieste di cura.

La Regione si impegna a promuovere la diffusione dei parti senza dolore

La Regione si impegna a promuovere la diffusione dei parti senza dolore, con epidurale. Questo il senso di un ordine del giorno di cui sono prima firmataria approvata in aula in occasione della sessione di bilancio. Dal 2014 la Regione prevede che se gli ospedali raggiungono l’obiettivo di un terzo dei parti con epidurale ricevono un incentivo di 400 euro a procedura. In questo modo però si sostengono solo le strutture che già sono in linea con i parametri regionali, come per esempio la Mangiagalli dove i parti indolori sono il 65%, il Buzzi dove sono il 45,6 % e il San Matteo di Pavia dove sono il 48,7%. Tutti gli altri, che già possono contare su risorse limitate, non sono messi nelle condizioni di aumentare gli interventi con epidurale.

Per questo anche in linea con i nuovi Lea nazionali e con la legge Turco del 2010, che tutela il diritto dei cittadini ad accedere alla terapia del dolore, la Regione deve prevedere risorse in grado di garantire incentivi per ogni parto con epidurale anche alle strutture che non superano la media regionale. Questo per promuovere la diffusione di questa pratica in modo omogeneo in tutti i punti nascita. Assicurare la presenza di un anestesista 24 ore su 24 è, inoltre, requisito indispensabile per tenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti l’anno come richiesdono diversi territori.

La Regione si impegna a investire risorse per il contrasto alle dipendenze

La Regione si impegna a investire risorse per il contrasto alle dipendenze. Questo il senso di un ordine al giorno al bilancio di cui sono prima firmataria approvato ieri sera, giovedì 21 dicembre, in aula. In Lombardia secondo il Rapporto del Sistema integrato analisi e prevenzione abuso e dipendenze circa un milione di persone tra i 15 e i 64 anni dichiara di essersi ubriacato almeno una volta in un anno, 800 mila hanno assunto sostanze illecite almeno una volta l’anno, un terzo dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni ha usato cannabis. In questo scenario come previsto anche dai nuovi Lea, l’impegno della Regione deve essere quello a sostenere, con apposite risorse, il contrasto alle dipendenze, attuato con interventi di riduzione del danno tramite le unità mobili di strada che in Lombardia raggiungono i 60 mila contatti l’anno .

La Regione dal 2012 ha promosso sperimentazioni, in particolare a Brescia, Bergamo, Cremona, Milano, Sondrio e Varese, che si sono rivelati efficaci nel rispondere ai nuovi bisogni di sostegno dei soggetti a rischio di dipendenza.La necessità è quella di dare continuità a questi servizi . Il documento approvato in aula impegna la giunta a garantire loro la necessaria copertura economica, fino ad oggi non prevista dal bilancio, scongiurando il rischio di chiusura e arginando la possibilità che si aggravino i problemi strutturali delle dipendenze.