UN INFERMIERE DI FAMIGLIA? CON UN POCO DI RISORSE SI PUÒ FARE – Il Consiglio regionale ha approvato il mio ordine del giorno che punta a dare sostanza alle previsioni della nuova legge di riforma del Sistema Socio Sanitario lombardo

infermiere_famigliaLa Legge regionale n. 23/2015 di revisione del Sistema Socio Sanitario Lombardo istituisce il servizio dell’infermiere di famiglia e delle professioni sanitarie, nell’ambito del settore delle cure primarie, governato dalle ATS territorialmente competenti. Un servizio di tipo infermieristico a disposizione del cittadino, dei medici di cure primarie e delle autonomie locali. Un indirizzo, quello dato dalla norma che ha trovato una ulteriore declinazione negli indirizzi regionali per la presa in carico della cronicità e della fragilità previsti in una successiva delibera di Giunta. In questo caso definendolo come nuovo profilo strategico e definendone i ruoli possibili (clinico, manageriale e finanziario) e le responsabilità.

Se l’attenzione all’infermiere di famiglia è nuova per la normativa regionale così non è nelle riflessioni europee ed internazionali. Infatti il documento programmatico “SALUTE21, la politica di Salute per Tutti per la Regione europea dell’OMS”, adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel 1998, all’Obiettivo 15 prevede l’inserimento di un nuovo ruolo infermieristico in supporto al Medico di Medicina Generale. Di seguito il comitato regionale dell’OMS per l’Europa definisce l’infermiere di famiglia come colui che: “aiuta gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità cronica o nei momenti di stress, trascorrendo buona parte del suo tempo a lavorare a domicilio dei pazienti e con le loro famiglie. Tali infermieri danno consigli riguardo gli stili di vita ed i fattori comportamentali di rischio ed assistono le famiglie in materia di salute. Attraverso la diagnosi precoce, possono garantire che i problemi sanitari delle famiglie siano curati al loro insorgere. Con la loro conoscenza della salute pubblica, delle tematiche sociali e delle altre agenzie sociali, sono in grado di identificare gli effetti dei fattori socioeconomici sulla salute della famiglia e di indirizzarla alle strutture più adatte. Possono facilitare le dimissioni precoci dagli ospedali fornendo assistenza infermieristica a domicilio ed agire da tramite tra la famiglia ed il medico di base, sostituendosi a quest’ultimo quando i bisogni identificati sono di carattere prevalentemente infermieristico”. Una figura complessa quindi, a cui è richiesta grande professionalità, anche interdisciplinare, e di cui la nostra sanità – oggi al centro di una trasformazione territoriale radicale – ha estremamente bisogno.

Considerato quindi che è necessario il pieno riconoscimento – anche dal punto di vista delle risorse economiche – della figura di case manager e/o infermiere di famiglia, come punto di riferimento per lo sviluppo e il potenziamento dei servizi di assistenza territoriale e domiciliare e quale professionalità adeguata a dare risposte al cambiamento dei bisogni assistenziali della popolazione derivanti dall’aumento dell’invecchiamento e delle conseguenti patologie cronico degenerative e invalidanti, ho ritenuto utile presentare un ordine del giorno che è stato discusso e approvato nel corso della Sessione di Bilancio conclusasi la scorsa settimana al Pirellone.

Il documento invita la Giunta a prevedere un apposito finanziamento per garantire la diffusione in tutta la regione delle esperienze di infermiere di famiglia, anche ampliando le sperimentazioni già avviate in alcune ASST, riconoscendone la strategicità del ruolo per il sistema socio sanitario lombardo.

UN GARANTE DELL’INFANZIA PICCOLO PICCOLO. Sono bastati pochi minuti per presentare il suo scarso attivismo e sono sempre più intenzionata a chiederne la revoca

garante infIl Garante regionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza finora si era fatto conoscere solamente per aver postato su facebook immagini e post politicamente scorretti o perché, fasciato in una maglietta con uno slogan anti-immigrati, si era visto al seguito del leader della Lega Nord Matteo Salvini a una visita al campo base di Expo in polemica con la prospettiva del trasferimento di 150 richiedenti asilo. Insomma, solo gaffe e polemiche. È forse per questa ragione che Massimo Pagani ha deciso di presentare alla stampa, giovedì scorso, il rapporto sull’attività svolta dal suo ufficio in poco più di un anno dal suo insediamento. Eccolo: sul suo tavolo sono arrivate 62 segnalazioni, di cui 38 relative a conflitti tra genitori, 18 che riguardano difficoltà a relazionarsi con i Servizi sociali territoriali, 3 le pratiche per il diritto alle cure sanitarie, 2 denunce di presunti abusi sessuali e una richiesta di intervento da parte di alcune comunità Rom di Milano in seguito allo sgombero dei campi abusivi. Oltre a ciò, il Garante avrebbe fatto presente al Provveditorato agli studi della Lombardia che talune attività extracurriculari – e qui ha citato l’insegnamento delle teorie gender, vero spauracchio dei leghisti che in materia hanno anche promosso l’istituzione di un call center ad hoc – che i genitori devono essere informati e devono dare il consenso. Poi ha incontrato 250 studenti di Rho, città di cui è stato anche amministratore, sul problema del bullismo e cyberbullismo, e ha sostenuto un progetto, per il quale ha ringraziato l’onorevole leghista Marco Rondini, di educazione artistica con due gruppi di ragazzi del quartiere Gratosoglio di Milano e di Rozzano. Non proprio un bilancio irresistibile, anzi. Per questo ribadisco la critica che avevo mosso dopo aver ricevuto il report in ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Massimo Pagani dovrebbe rendersi conto che non è garante della Lega o di Salvini ma di tutti i bambini della Lombardia. Attendo che venga anche in ufficio di presidenza, come da mia espressa richiesta, a illustrare nel dettaglio i risultati raggiunti in quest’anno. Dico però fin d’ora che per quanto mi riguarda, anche per l’importanza che personalmente attribuisco alla figura del garante dell’infanzia, per la cui istituzione con il Pd abbiamo condotto una battaglia durata anni, sono pronta a proporre il procedimento di revoca previsto dalla legge.

Per completare il quadro, sempre giovedì, l’Aula avrebbe dovuto nominare i due consiglieri componenti della Commissione consultiva dell’Ufficio del Garante di cui fanno parte anche una rappresentanza delle associazioni del terzo settore che operano nell’ambito dei servizi per i minori e una rappresentanza dei minori. La maggioranza ha chiesto invece di rinviare la nomina perché non pronta e in questo modo si continua a posticipare il lavoro commissariale che avrebbe anche il compito di stimolare il Garante e magari di contenerne gli svarioni istituzionali. Lascio alla lettrice e al lettore ogni valutazione sulla considerazione che il centrodestra regionale ha di questo istituto.

VOGLIAMO CERTEZZE SULL’OFFERTA SANITARIA – Con un’interrogazione all’Assessore al Welfare ho chiesto risposte chiare sul riassetto dei presidi e dei servizi afferenti la ASST Nord Milano

Il Nord Milano è interessato da una serie di cambiamenti strutturali destinati forse a modificare radicalmente il sistema dell’offerta e la nostra visione dei servizi sociosanitari territoriali.

La zona afferente l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Nord Milano sarà infatti interessata sia dalle novità organizzative figlie del riassetto normativo regionale del 2015, sia dalla realizzazione della Città della Salute e della Ricerca che, con il trasferimento di due grandi eccellenze come il Besta e l’Istituto dei Tumori, costituirà una grande struttura pubblica di ricerca e cura di livello europeo e necessiterà di percorsi sempre più evoluti e integrati con le strutture socio sanitarie del territorio.

La stessa commissione Sanità di cui faccio parte potrà fornire pareri in merito a nuovi modelli gestionali, organizzativi ed aziendali che consentono un miglioramento della rete dell’offerta e una sua razionalizzazione.

Però, c’è un però.

Quando si producono cambiamenti così importanti reputo fondamentale che si lavori con la massima attenzione e con la solerzia che deve essere propria per evitare che i ritardi della decisione istituzionale comportino svantaggi per i cittadini e per tutti coloro che operano nel settore. E qualche paura che questo possa accadere ce l’abbiamo avuta anche noi, consiglieri PD, visto che il termine per chiudere il riassetto organizzativo è già slittato dal mese di giugno di quest’anno al primo gennaio 2017, considerato che non vi è ancora una allocazione funzionale di servizi territoriali come i consultori per la salute mentale che sono ancora in capo all’ATS o degli uffici amministrativi e visto che il Comune di Paderno Dugnano – che è inserito nell’area omogenea Nord Milano – rischia di rimanere fuori dal riassetto perché collocato al momento nella ASST Rhodense.

Va ricordato che stiamo parlando di un territorio che mostra numeri e strutture di tutto rispetto. Vi sono i Pronto Soccorso di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo con i loro 72.613 accessi e le 600mila prestazioni erogate. I presidi dispongono poi di reparti di Cardiologia e Unità Cardio Coronarica, Medicina Generale, Oncologia, Pediatria, con alcune specifiche per quanto riguarda il Materno Infantile e la Terapia Intensiva a Sesto e la Chirurgia Oncologica, le Cure Palliative e l’Ortopedia a Cinisello. Così come serve urgentemente una risposta alle posizioni professionali vacanti: quella prossima del Primariato nel reparto di Medicina del presidio di Sesto San Giovanni, le posizioni apicali delle unità di Anestesia, Chirurgia e Pediatria, e le dirigenze di Anestesia e Medicina al Bassini. Per non parlare delle notevoli difficoltà nella gestione del CUP e della gestione delle dimissioni protette che presenta problematicità su tutto il territorio della ASST. Dal 2004 presso l’U.O. di Pediatria del Presidio Ospedaliero Bassini di Cinisello Balsamo è attivo il progetto “Servizio Famiglie e Adolescenti in Ospedale” proseguito poi come sperimentazione regionale “Adolescenti in difficoltà anche con problemi di consumo, abuso e dipendenze” che ha coinvolto, negli ultimi due anni e mezzo 439 ragazzi e giovani. Un progetto che necessita di continuità e certezze.

Per questo ho deciso, con gli altri consiglieri PD in Commissione Sanità regionale di presentare una interrogazione all’Assessore al Welfare, Gallera, per avere chiarimenti su alcuni punti che riteniamo centrali per un corretto assetto dell’ASST Nord Milano.

Primo fra tutti chiediamo di valutare se non sia opportuno favorire fin da subito l’allocazione dei servizi territoriali, afferenti ai distretti 6 e 7 della ex ASL, alla ASST Nord Milano. E di seguito: quali saranno i tempi e i criteri per sciogliere i nodi organizzativi che possano favorire il coordinamento dei diversi servizi e l’implementazione dei punti di forza; se si ha intenzione di potenziare le prestazioni nei due presidi esistenti e con quali criteri; quando si intenderà dare risposta alla necessaria copertura delle posizioni vacanti; se vi sia la possibilità di rivedere la collocazione del Comune di Paderno Dugnano e se sia stato redatto un piano organizzativo ed economico-finanziario che preveda il trasferimento degli Uffici Amministrativi della ASST nel territorio di sua competenza e, in caso affermativo, quali possono essere i tempi di realizzazione.

Insomma un pacchetto di domande che non possono essere troppo posticipate e che hanno a che attengono al corretto assetto delle prestazioni sociosanitarie del nostro territorio. Se si decide di cambiare bisogna farlo bene e nei tempi consoni, senza far pagare ritardi ai cittadini, ai lavoratori, ai pazienti e alle loro famiglie.

CENTRI ANTIVIOLENZA – In un bilancio gravato dai 30 milioni per un referendum sull’autonomia che non si farà mai, poche le decisioni degne di note: tra queste i 500mila euro per le attività della rete e svincolo di 2,7 milioni di euro di fondi governativi per i centri antiviolenza

anti_violenza2Il Consiglio regionale ha approvato nella serata di mercoledì scorso, 27 luglio, l’assestamento al bilancio 2016-18. Il Partito Democratico, che ha espresso voto contrario al documento complessivo, ha presentato 55 emendamenti e 23 ordini del giorno, puntando principalmente sul ripristino del fondo sociale regionale, destinato ai comuni per le politiche in favore di anziani, minori e disabili, da cui mancano 16 milioni rispetto ai 70 degli anni scorsi, e sul finanziamento del trasporto pubblico locale che, soprattutto in alcune province, rischia il collasso.

Tra i risultati ottenuti sottolineo lo stanziamento di fondi per la rete dei centri antiviolenza, che avevo richiesto per evitare che mancassero risorse vitali a quelli che ritengo presidi fondamentali contro la violenza di genere.

Come ci dice anche l’ultimo rapporto ISTAT l’ampiezza e la diffusione della violenza contro le donne è un fenomeno conclamato. Sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, pari al 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Servono pertanto politiche vigorose in grado di contrastare un fenomeno che è in tutto e per tutto una piaga sociale e un segnale inequivocabile di una cultura che non riconosce il ruolo della donna nella nostra società.

I dati non lasciano dubbi sull’urgenza di attuare gli interventi previsti dal Piano Quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. Nei giorni precedenti la discussione di bilancio le notizie di stampa avevano riportato la grande preoccupazione dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne per il mancato impegno in bilancio, da parte della Regione, delle risorse trasferite dalla legge 119/2013 per il biennio 2013-14, destinate al finanziamento degli interventi operati dai centri antiviolenza che, in molti casi, rischiano la chiusura”.

Il Consiglio regionale è stato così chiamato ad esprimersi su un emendamento all’assestamento di bilancio 2016 che mi ha visto come prima firmataria e volto a sostenere le reti a tutela delle donne vittime di violenza. Con l’emendamento avevo domandato lo stanziamento di un milione di euro ma l’assessore al bilancio Massimo Garavaglia, pur riconoscendo la fondatezza della richiesta, ha chiesto, in cambio del via libera, la riduzione dell’importo a 500mila euro. E con questa modifica si è votato.

Oltre all’emendamento, il consiglio ha approvato un ordine del giorno, che mi vedeva sempre prima firmataria insieme ai miei colleghi Carlo Borghetti, Mario Barboni, Marco Carra, Luca Gaffuri, Gian Antonio Girelli, e che puntava a svincolare i 2,7 milioni di euro stanziati dal Governo per gli anni 2013 – 2014, ancora non impegnati.

Per l’assistenza alle donne vittime di violenza, per i centri che se ne occupano e per i comuni che li sostengono, questo stanziamento è una notizia positiva, anche se le necessità sarebbero ben superiori. Con queste risorse ci aspettiamo che la Giunta possa già in autunno predisporre i bandi cui le reti dei comuni potranno aderire per dare continuità alle attività dei centri.