Il corso di laurea per infermieri di Sesto San Giovanni non deve chiudere

Il corso di laurea in scienze infermieristiche di Sesto San Giovanni non deve chiudere. Questo quanto ho chiesto con una mozione presentata ieri in Consiglio. L’università Bicocca ha annunciato che sarà chiuso il corso, attivo a Sesto San Giovanni, presso l’Irccs Multimedica, unico di questa facoltà presente nell’area metropolitana milanese,frequentato da 158 studenti, (su un totale di 975 sparsi tra i diversi poli didattici della Lombardia). Il motivo della chiusura sta nel numero di docenti ordinari, inferiore a quello richiesto dal ministero. Mancano, insomma, i requisiti indicati dai decreti dell’ex ministro Gelmini, che impongono all’università la razionalizzazione del personale.

Per la Lombardia questo è un vero problema; la carenza di personale infermieristico infatti è grave. Il Collegio Ipasvi lombardo ha stimato che per quest’anno accademico sarebbero necessari 3 mila posti per infermieri, 25 infermieri pediatrici e 90 laureati magistrali. Questa senza contare una preoccupazione crescente nella categoria per la diminuzione rispetto allo scorso anno dell’offerta formativa delle università.

La chiusura del corso è da evitare anche perchè il rapporto fra università e amministrazione comunale negli anni è stato foriero di sviluppo e crescita e ha enormi potenzialità anche in vista del prossimo insediamento della Città della salute e della ricerca.

Per questo abbiamo chiesto alla giunta regionale di attivarsi presso il ministero perchè siano potenziati i corsi in scienze infermieristiche, così da rimediare alla mancanza di operatori sanitari. Essenziale, inoltre, che si attivi una collaborazione con gli atenei lombardi, così che tutte le istituzioni concorrano fattivamente allo sviluppo del servizio sanitario lombardo.

In particolare l’auspicio è che non sia chiuso il polo di Sesto San Giovanni e sia garantita la continuità della formazione, questo anche per evitare disagi agli iscritti.

Sportello antigender, un vero flop

 

30 telefonate e 55 mail, con una media di 7 contatti la settimana, tra il 12 settembre e il 31 dicembre scorso. Questi i numeri del cosidetto “Sportello regionale per la famiglia”, fortemente voluto dall’assessore alla Cultura, Cristina Cappellini con il chiaro intento discriminatorio e oscurantista di contrastare la fantomatica “teoria gender”. Un vero flop insomma , nonostante fosse stato lanciato in pompa magna dalla giunta e alcuni Uffici scolastici territoriali ne avessero promosso la diffusione nelle scuole. In realtà l’iniziativa ha centrato l’unico obiettivo di dare un contributo di 20 mila euro (questo il costo del servizio) all ‘ Age , l’Associazione genitori che lo gestisce. Per il resto è stato inutile e unicamente propagandistico.

Se le chiamate sono state poche le informazioni richieste relative alla presunta teoria gender sono ancora meno. I pochi cittadini che si sono rivolti allo sportello lo hanno fatto per chiedere notizie su circolari, bandi per le scuole, progetti extracurriculari, tutte informazioni che potevano essere recuperate tramite le scuole stesse o i Comuni. Uno spreco di risorse che conferma quello che è ormai chiaro da tempo,che la giunta sul tema del sostegno alle famiglie fa solo propaganda. Lo dimostra anche il provvedimento , ad oggi in discussione, sul Fattore famiglia, che non prevede un euro aggiuntivo rispetto a quanto stanziato a bilancio.

Un altro no alla terza puntata della legge di riorganizzazione della sanità lombarda

Oggi in Commissione sanità è stata approvata la terza puntata della legge di riorganizzazione del sistema socio sanitario regionale, relativa a malattia diabetica, organizzazione delle donazioni di sangue, organi e tessuti, assistenza farmaceutica e prevenzione. Anche in quest’occasione il nostro voto al provvedimento nel suo complesso è stato contrario. E questo perchè, come dimostra anche lo stato di confusione in cui si trovano oggi le strutture socio sanitarie regionali, il metodo seguito, “ a spezzatino”, non è affatto efficace e quindi non condivisibile.

Ma non solo. Sui temi trattati in questo titolo della legge, primo fra tutti il diabete, che è la malattia cronica per eccellenza, la Giunta ha approvato in solitudine una delibera che, di fatto, scavalca le funzioni di indirizzo del Consiglio. Stesso discorso vale per la prevenzione, che sconta un problema di fondo, la doppia ripartizione di competenze fra Ats e Asst come si è visto chiaramente nelle gestione delle vaccinazioni contro la meningite.

Sul tema specifico del diabete sono state si accolte alcune nostre proposte, ma rimane la necessità, evidenziata anche dalle associazioni dei malati e dagli specialisti, di prevedere nella legge l’istituzione dei centri specialistici e la costituzione della rete clinico assistenziale essenziale per dare ai malati la certezza della cura. Riproporremo il tema nella discussione in aula”.

Randagismo. Grazie a noi vietati i canili lager

I canili lager saranno vietati. E’ questo uno dei punti centrali del regolamento in materia di animali d’affezione a cui oggi è stato dato parere favorevole dalla Commissione regionale sanità, introdotto grazie al mio intervento congiunto con il collega Carra. Nel regolamento sono state accolte alcune nostre richieste, sollecitate da Lav e sindacato dei veterinari: il divieto di ospitare più di 200 cani nei rifugi, per evitare strutture lager, l’obbligo di rispettare nell’affidamento delle gare a privati e cooperative le norme sugli appalti e l’introduzione di precise regole sulla cura deglia nimali feriti.

Il nostro voto è stato di astensione. Questo perchè non abbiamo condiviso la scelta di accogliere una richiesta del consigliere Lena che indeboliva il divieto di tenere i cani alla catena. Il testo originale della legge prevedeva infatti che fosse vietato tenere i cani alla catena, se non per ragioni sanitarie, e fosse data la possibilità ai veterinari di intervenire per far sanzionare i proprietari che lasciassero gli animali nell’impossibilità di muoversi e di abbeverarsi. Il testo licenziato dalla commissione mantiene il divieto ma rende più complicata la possibilità di intervento dei veterinari. Il nostro auspicio è che la norma sia reintrodotta dalla giunta, che l’aveva perlatro proposta.

Il regolamento è comunque un positivo passo avanti e coglie l’obiettivo indicato dalla Consulta regionale sul randagismo, di promuovere una nuova cultura nella tutela degli animali d’affezione.