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Città della salute- Bene l’accordo per la Scuola di alta formazione. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie

Bene la ratifica dell’accordo per la realizzazione della Scuola di alta formazione universitaria. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie. Dopo l’annucio dato oggi dalla Regione, a seguito di un incontro al Comune di Sesto San Giovanni ci aspettiamo da Maroni un impegno economico conseguente nel bilancio di quest’anno. Un impegno che, secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi, dovrebbe ammontare a 10 milioni di euro.

Nei prossimi giorni depositeremo un ‘interrogazione in consiglio, analoga a quella già presentata al Comune di Sesto San Giovanni dalla consigliera Monica Chittò a nome del gruppo Pd, per fare chiarezza sull’iter di realizzazione della Città della ricerca e della salute. La Regione deve rendere conto dello stanziamento delle risorse, dello stato di avanzamentoi del progetto, dell’impegno effettivo della società MilanoSesto a completare il percorso di bonifica e realizzare le opere urbanistiche e viabilistiche necessarie. Da spiegare, inoltre la tempistica prevista per la firma definitiva del contratto per la realizzazione dell’opera.

Presidio dei centri antiviolenza a palazzo Lombardia. No all’obbligo di denuncia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne

No all’obbligo di denucia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne. Queste le parole d’ordine che, con molti altri esponenti del Partito democratico, abbiamo voluto ribadire oggi al presidio promosso dalla Rete lombarda dei centri antiviolenza a palazzo Lombardia per protestare contro la politica della Regione in tema di violenza sulle donne.

La Regione, con un semplice decreto dirigenziale, ha equiparato i centri antiviolenza a un servizio pubblico, mentre anche nella legge regionale sono considerati soggetti distinti dalle unità di offerta. In questo modo ha imposto di fatto alle operatrici dei centri l’obbligo di denuncia, anche senza il consenso delle donne. SI tratta di un provvedimento inaccettabile, sia dal punto di vista formale che sostanziale. Formale perchè per trasformare in incaricate di pubblico, quindi equiparate a medici e forze dell’ordine, le operatrici di centri di natura privata non basta un decreto, anzi la materia non è neppure di competenza regionale. Sostanziale perchè l’obbligo di denuncia, oltre che violare la libertà di scelta delle donne, ne mette in serio pericolo la sicurezza.

La giunta regionale ha, inoltre, imposto la registrazione del codice fiscale delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, un provvedimento che potrebbe contrastare con la modalità di lavoro improntata alla riservatezza dei centri . La Regione ha chiuso ogni interlocuzione, non tenendo in alcun conto le loro richieste. Non è questo il modo di operare di un ‘istituzione che sarebbe invece tenuta a tenere in considerazione il lavoro di chi opera da più di 30 anni nel settore , sia pure conciliandole con le esigenze di monitoraggio costante dell’entità del fenomeno e di rendicontazione della spesa.

Per questo chiediamo sia riaperto al più presto un dialogo con i centri antiviolenza , a partire dalla convocazione del tavolo antiviolenza.

Vaccini- Si realizzi l’anagrafe unica prima dei tempi previsti dalla Regione

Prendiamo atto positivamente del fatto che, sia pur tardivamente, Regione Lombardia ha deciso di applicare in toto la normativa nazionale sui vaccini (119/2017). La decisione tardiva ha comunque generato incertezza e caos per le famiglie lombarde dato che Regione Lombardia ha scelto di non inviare direttamente ai genitori i certificati vaccinali, scelta opinabile che risponde unicamente, come abbiamo appreso in aula oggi dal’asessore Gallera, a logiche di risparmio. Nell’interrogazione che ho posto oggi in Aula ho chiesto poi all’assessore la tempistica di realizzazione dell’anagrafe unica regionale. Gallera ci ha assicurato di aver attivato un percorso per costituire l’anagrafe unica regionale entro la fine del 2017, avendo recentemente acquisito, attraverso Lombardia Informatica, il codice sorgente dell’applicativo già in uso in Veneto e di procedere, entro il 2018, alla sua diffusione in tutta la Lombardia. Auspico che questa tempistica sia rispettata e anzi anticipata, in modo da non trovarsi impreparati di fronte alle emergenze, come già accaduto in passato, con la patologia del morbillo. L’anagrafe vaccinale omogenea è inoltre uno strumento strategico per la piena applicazione della legge 119 del 2017.

 

Vaccini- Finalmente la Regione ha deciso di applicare la legge. Ora l’anagrafe vaccinale

Prendiamo atto del fatto che Regione Lombardia applicherà pienamente la legge nazionale sui vaccini (119/2017). La decisione tardiva ha comunque generato incertezza e caos per le famiglie che a oggi non hanno saputo quale percorso intraprendere. La quasi totalità delle regioni, a prescindere dal colore politico ha invece scelto di svolgere un ruolo proattivo nell’applicazione della legge, direttamente o per mezzo delle proprie aziende sanitarie locali, attraverso l’invio diretto alle famiglie, nei tempi previsti dalla legge, dell’attestazione della avvenute vaccinazioni o della segnalazione della situazione di inadempienza. Le regioni che, in un’ottica di semplificazione, hanno inviato alle famiglie attestazioni o segnalazioni di inadempienza sono Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Come Pd abbiamo appena presentato un’interrogazione a risposta immediata da discutere venerdì in aula, nella prossima seduta di Consiglio regionale, per chiedere quali iniziative Regione Lombardia stia assumendo per dotarsi di un sistema informativo vaccinale regionale unico e quale sia l’eventuale cronoprogramma per portare a compimento l’obiettivo. L’anagrafe vaccinale omogenea, è uno strumento strategico per la piena applicazione della legge.