Vaccini- La Regione faccia chiarezza. Necessaria un’anagrafe vaccinale

Regione Lombardia sui vaccini faccia chiarezza. La strada scelta finora mette solo in difficoltà le famiglie e le scuole. La Lombardia, come ha evidenziato il ministro Fedeli, è fuori legge. La normativa è chiara, non ammette proroghe per l’ammissione ai nidi e alle materne. Dare, come sta facendo Regione Lombardia, messaggi contraddittori non fa altro che mettere i cittadini in ulteriore difficoltà. Mi chiedo-come una Regione che si vanta di essere un’eccellenza nella sanità, non si adoperi per fornire direttamente ai cittadini le certificazioni necessarie, così come fanno altre Regioni. Evidentemente il vero problema, che era già emerso nei mesi scorsi in Commissione, è che non esiste un’anagrafe vaccinale in Lombardia”.

Essenziale rimediare al più presto. A tutela della salute della comunità, sopratutto dei bambini.

Vaccini- La strada scelta dalla Regione, macchinosa e burocratica, grava su genitori e scuole

La strada scelta da Regione Lombardia per applicare il decreto vaccini è macchinosa e burocratica, con un carico di lavoro che grava tutto su genitori e scuole. Ci chiediamo come una Regione che si racconta eccellente in campo sanitario, non voglia investire per fornire direttamente ai cittadini le certificazioni necessarie, così come fanno altre Regioni. Nelle sue dichiarazioni sul piano predisposto per ottemperare al decreto vaccini l’assessore Gallera sembra ammettere che non ci sia sicurezza dei dati già in possesso delle strutture. E d’altronde, come è emerso dalle audizioni di mesi fa in Commissione sanità, la Lombardia non è dotata di una anagrafe vaccinale omogenea.

Anche il percorso di segnalazione delle inadempienze rischia di impantanarsi nelle diverse competenze di Asst e Ats. Su questo fronte, ad esempio, la Liguria sarà da subito in grado di fissare un appuntamento vaccinale ai genitori interessati. E cito una Regione che pure ha fatto ricorso contro il decreto, ma si è comunque impegnata per rendere più semplice la sua applicazione.

Cannabis – L’importante è far finta di niente

Sedici mesi fa era stata depositata una proposta di legge di iniziativa popolare per l’utilizzo della cannabis terapeutica nelle cure sanitarie previste dalla legge nazionale. Dopo numerosi incontri e verifiche anche il Partito democratico aveva presentato una propria proposta di legge, riprendendo i principi e gli obiettivi dei 6 mila firmatari della richiesta popolare.

Da allora la maggioranza ha ritenuto che non fosse una sua priorità discuterne in commissione Sanità e i progetti di legge si sono arenati. Non si sono però arenate le volontà dei proponenti che continuano a chiedere una discussione dei provvedimenti legislativi. L’ho fatto io, per l’ennesima volta, in Commissione sanità, la scorsa settimana e lo continuano a fare i proponenti esterni, anche con interventi ad effetto come quello dei rappresentanti dell’Associazione Enzo Tortora che hanno cercato di interrompere i lavori del Consiglio regionale per chiedere il rispetto delle norme che regolano l’esame dei provvedimenti di iniziativa popolare.

Non si può che condividere l’appello dei radicali sui temi che riguardano la vita delle persone. I progetti di legge per l’utilizzo della cannabis terapeutica (sono ben tre quelli depositati) giacciono in commissione Sanità da mesi, dopo lo svolgimento delle audizioni e dopo che la maggioranza ha deciso che il tema non è una sua priorità. Noi siamo invece certi della necessità di una declinazione regionale della norma nazionale. Credo che non sia una priorità della maggioranza anche il tema del testamento biologico per il quale la consigliera Chiara Cremonesi il 19 dicembre scorso ha presentato un progetto di legge per introdurre le dichiarazioni anticipate di trattamento e per l’istituzione del registro regionale ma non è mai arrivato alla discussione.

Non è la volontà che manca al gruppo consiliare del Partito democratico, costretto a misurarsi con l’incapacità della maggioranza di comprendere i valori che si intendono difendere con queste proposte di legge: il diritto alla cura e il rispetto delle volontà dei singoli, anche quando non si è più in grado di avere coscienza della propria condizione fisica e mentale.

Regione Lombardia dovrebbe occuparsi di questi temi, invece di fare propaganda sul contrasto alle tossicodipendenze, facendo di ogni erba un fascio. La recente proposta formulata dalla maggioranza di aumentare i controlli antidroga e antialcool nelle scuole attraverso il test del capello agli studenti fa il paio con l’istituzione della giornata regionale del contrasto alle droghe, approvata di recente.

La Regione dovrebbe piuttosto investire sulla prevenzione e sulla riduzione del danno, finanziando i servizi pubblici di prevenzione a tutte le dipendenze e dando continuità agli interventi di strada, considerati ancora sperimentali, effettuati dalla cooperazione sociale. E, lo ripeto, dovrebbe occuparsi delle proposte su cannabis terapeutica e testamento biologico. Ma, come si sa, fare demagogia è facile. Difficile è fare politiche per le persone.

Bilancio – Regione Lombardia stanzi risorse certe per l’applicazione dei nuovi Lea a partire dall’eterologa

Regione Lombardia stanzi risorse certe per l’applicazione dei nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza), a partire dall’eterologa. Con il decreto della presidenza del Consiglio del 12 gennaio scorso sono stati definiti i nuovi Lea, ossia le prestazioni che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale.  Mentre altre Regioni, quali Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano, hanno già recepito la nuova normativa fin dal marzo scorso, la Lombardia si è limitata a un recepimento parziale della legge, il che significa che alcune prestazioni non sono ancora garantite. Fra queste, quelle per la tutela della maternità responsabile, il controllo della gravidanza e  quelle legate alla procreazione assistita, sia omologa che eterologa.

La giunta Maroni, unica nel panorama nazionale, si ostina dunque a negare un diritto, nonostante che in proposito sia anche stato stilato un accordo Stato-Regioni nel settembre 2014 e nonostante una sentenza del Tar del 2015, confermata nel 2016 dal Consiglio di Stato, abbia dichiarato illegittime le delibere di giunta che avevano reso l’eterologa a pagamento.

Per questo abbiamo presentato un ordine del giorno all’assestamento del bilancio in cui chiediamo alla Regione di stanziare le risorse necessarie a garantire la tutela della maternità in tutte le sue forme, così come stabilito dal Governo con il finanziamento dei nuovi Lea.