Presidio dei centri antiviolenza a palazzo Lombardia. No all’obbligo di denuncia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne

No all’obbligo di denucia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne. Queste le parole d’ordine che, con molti altri esponenti del Partito democratico, abbiamo voluto ribadire oggi al presidio promosso dalla Rete lombarda dei centri antiviolenza a palazzo Lombardia per protestare contro la politica della Regione in tema di violenza sulle donne.

La Regione, con un semplice decreto dirigenziale, ha equiparato i centri antiviolenza a un servizio pubblico, mentre anche nella legge regionale sono considerati soggetti distinti dalle unità di offerta. In questo modo ha imposto di fatto alle operatrici dei centri l’obbligo di denuncia, anche senza il consenso delle donne. SI tratta di un provvedimento inaccettabile, sia dal punto di vista formale che sostanziale. Formale perchè per trasformare in incaricate di pubblico, quindi equiparate a medici e forze dell’ordine, le operatrici di centri di natura privata non basta un decreto, anzi la materia non è neppure di competenza regionale. Sostanziale perchè l’obbligo di denuncia, oltre che violare la libertà di scelta delle donne, ne mette in serio pericolo la sicurezza.

La giunta regionale ha, inoltre, imposto la registrazione del codice fiscale delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, un provvedimento che potrebbe contrastare con la modalità di lavoro improntata alla riservatezza dei centri . La Regione ha chiuso ogni interlocuzione, non tenendo in alcun conto le loro richieste. Non è questo il modo di operare di un ‘istituzione che sarebbe invece tenuta a tenere in considerazione il lavoro di chi opera da più di 30 anni nel settore , sia pure conciliandole con le esigenze di monitoraggio costante dell’entità del fenomeno e di rendicontazione della spesa.

Per questo chiediamo sia riaperto al più presto un dialogo con i centri antiviolenza , a partire dalla convocazione del tavolo antiviolenza.

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